.:. Bastet, la Dea-gatto .:.

Le leggende narrano che Bastet avesse originariamente una forma aggressiva e che rispondesse al nome di Sekhmet. Si trattava di una dea con le sembianze di una crudele leonessa, vendicativa, che sputava fuoco contro i nemici del faraone, rappresentava le forze selvagge della natura umana e non a caso era considerata dea della guerra. Pare che Sekhmet trascorse un periodo di tempo in esilio per poi tornare in Egitto con le sembianze di un tranquillo gattino e con il nuovo nome "Bastet". Probabilmente la trasformazione di questa dea, da spietata guerriera a pacificatrice, esprime un cambiamento politico dell'antico Egitto, o più semplicemente potrebbe rappresentare la diffusione del gatto domestico nelle dinastie più tarde, in ogni caso Bastet simboleggia l'addomesticamento delle forze selvagge e bestiali della natura umana, ossia, il trionfo della civiltà e della diplomazia sul conflitto.
Dalle immagini rappresentate nei geroglifici e nei dipinti funerari si evince che Bastet era una divinità con ruoli molto diversi tra loro, le veniva attribuito il compito di protettrice della famiglia e della casa ma era anche considerata dea del piacere e del lesbismo, signora delle arti e della generosità, portatrice di fertilità e abbondanza, era inoltre la dea del sole e della luna, della verità e della civilizzazione, ed in fine prottettrice dei gatti. Bastet veniva spesso rappresentata con corpo di donna e testa di gatto, nella sua mano sinistra vi era un amuleto sacro a forma di occhio che prendeva il nome di Utchat, da cui probabilmente derivano la maggior parte dei nomi usati per identificare il gatto (cat, katte, cattus, gatto, gatous...).
In alcune tradizioni viene considerata figlia del dio sole Ra ed è rappresentata mentre decapita Apophis il serpente del caos e delle tenebre, in altre è ritenuta figlia di Iside e Osiride.
Il centro di culto di questa divinità era PerBast (per=casa, Bast=Bastet), detta dai greci Bubasti, luogo in cui annualmente le folle di pellegrini portavano in dono oggetti preziosi ed i corpi imbalsamati dei loro gatti.
Il gatto era visto dagli egizi con grande affetto e venerato con devozione, quindi ornato di pietre preziose, viziato e coccolato. La sua ostilità verso roditori e serpenti lo fece apprezzare come guardiano dei granai ed il suo particolare modo di essere contribuì ad associarlo alla sensualità ed alla spiritualità. Originariamente il gatto, importato dall'Etiopia e chiamato onomatopeicamente "miu" o "mau", fu consacrato alla dea Iside e solo successivamente a Bastet.
Alla morte dei beneamati felini, i proprietari si radevano le sopracciglia in segno di lutto ed organizzavano un elaborato rituale funebre, i sacerdoti controllavano che il gatto fosse morto di morte naturale, pena la morte dell'uccisore, e successivamente si procedeva all'imbalsamazione ed alla sepoltura. Intorno al 1850 fu scoperto un cimitero che ospitava oltre 3000 mummie feline.

Telsiope

Telsi

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